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LA PASSIONE DELLO SNOWBOARDER di Giulio Testa, snowboarder

Spesso mi chiedono perchè dopo tutti questi anni e soprattutto alla soglia dei vent'anni abbia voglia di svegliarmi durante i weekend alle 8 per trovarmi pronto un'ora dopo alla Scuola Sci magari ancora un po' assonnato, infreddolito, chiedendomi dove oggi Fede ci porterà... A volte questa domanda me la pongo anche io, forse, mi dico, sarebbe anche ora di fare come tutti gli altri, fare tardi al sabato, svegliarmi ancora più tardi la domenica e poi magari farmi due banchette e fermarmi al primo bar... Tuttavia pensadoci meglio non potrei rinuciare alla mia squadra di “sauta”, in fondo mi sento anch'io un po' il padre fondatore.

Tutto ebbe inizio circa 6 anni fa, quando Pietro, Scu ed io eravamo stra nauseati dello sci, senza togliere nulla a questa disciplina che ha reso grande il “nostro” Sci Club, ma eravamo semplicemente stufi, un po' demotivati è con voglia di cambiare. A fine stagione il nostro allenatore Federico Manzon ci proponeva una svolta per l'anno a venire: una squadra polivalente. Dal nome sembra una cosa pazzesca e mi chiedo ancora oggi come abbia fatto la mente di Fede a partorirla... Il progetto consisteva in un gruppo che si occupa di alcune discipline tipiche invernali quali ovviamente sci, snowboard ma anche giri con ciaspole (abbiamo anche una volta partecipato ad una gara di racchette da neve: divertentissimo!!) e sci di fondo.

Nel primo anno sperimentale ci cimentammo in varie specialità, con un buon 60% del tempo dedicato ancora allo sci.

Nell'anno successivo ci fu un'esplosione: eravamo addirittura riusciti ad avere due squadre: la A supervisionata dal fondatore Fede Manzon e la B invece gestita da Ciano Mattheud. Bellissimo! Finalmente anch'io potevo dire di essere in A, mi sentivo una delle punte di diamante della squadra, che soddisfazione!! Da quell'anno incominciammo a fare anche qualche garetta fuori zona e inaspettivatamente abbiamo incominciato a vincere e diventammo così la prima squadra di snowboard in Piemonte. Quando arrivavamo noi, gli altri tremavano!

Poi improvvisamente dopo due anni di “isola felice” le iscrizioni al nostro gruppo “alternativo” incominciarono a calare e dovemmo ridurrci ad un'unica squadra. I risultati a livello agonistico erano sempre ottimi, anche perchè comunque più il tempo passava più noi diventavamo competitivi, (Andrea Sconfienza è stato poi anche convocato in comitato!) però spesso c'erano degli scompensi di età e di livello di surfata nella stessa squadra e questo ci limitava, non poco.

Ancora oggi continuo a chiedermi le cause di questo calo, nonostante che tutti quelli in gruppo con noi fossero entusiasti dell'iniziativa. Probabilmente pochi sono quelli a conoscenza del nostro gruppo o di come era strutturato, soprattutto i genitori, che sono poi loro alla fine il massimo fattore che decide la sorte dei propri figli.

Ora però vi racconto ciò che mi dice il cuore.

Andare in tavola è bellissimo, la mattina quando ti svegli e guardi fuori dalla finestra devi decidere: se vedi le montagne belle innevate e ti rendi conto che ha nevicato non hai dubbi, ti metti la tavola soft ai piedi e ti butti giu dalla “trentadue”, rigorosamente in fresca, leggero, silenzioso, velocissimo ma col massimo controllo, arrivi in fondo e guardi la tua traccia sulla neve, è come un autografo che hai lasciato alla montagna e ti arrabbi con chi è passato troppo vicino e te l'ha rovinata.

Se invece vedi che fa freddo e che i gatti hanno appena fresato tutte le piste, ti presenti alla Scuola con ai piedi un paio di scarponi rigidi e una tavola hard sottobraccio pronto per carvare come un disperato giù dalla “tre” e dalla banchetta (le nostre preferite...) sentendo la tavola che si flette in curva e la gamba davanti che “brucia” dalla fatica, ma non vuoi smettere, perchè alle nove è venti la banchetta è tutta per te. Siamo uno dietro l'altro e cerchiamo di stare tutti nelle “carvate” di Fede, ma invano, la sua tavola gira troppo rispetto alle nostre (oppure è lui che va meglio?!)

Vorrei anche raccontare degli aneddoti divertentissimi capitati in trasferta, scherzi fatti a Fede e avventure strane, ma Simo mi ha detto di non scrivere un poema.

Il mio desiderio, a questo punto, è quello di vedere continuare questa disciplina nell'ambito dello Sci Club Sestriere; anzi auspico che il numero degli allievi aumenti, perchè il portare avanti e il rafforzare un'attività alpina moderna in un contesto così tradizionale quale è il nostro Sci Club (che ne va giustamente orgoglioso) sia positivo, come ogni elemento innovativo e sentito da un buon numero di giovani piemontesi.